Perché è più semplice parlare con chi non conosciamo e perché abbiamo bisogno dei bar.

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Vado con Harvey nei bar, beviamo qualcosa, ascoltiamo la pianola … .

Harvey ed io ci sentiamo come riscaldati in quei momenti. Siamo entrati come estranei e ci troviamo fra amici.

Ci dicono delle immense terribili cose che hanno fatto, delle immense stupende cose che faranno, le speranze, i rimpianti, gli amori, le avversioni, tutto immenso. Perché nessun uomo porta mai niente di piccolo in un bar.

Con queste poche battute, James Stewart protagonista del film “Harvey” (1950), celebra in un certo senso la funzione di ammortizzatore sociale dei bar.

Nel bar siamo in una zona franca, entriamo da estranei e poi ci sentiamo vicini agli altri avventori, perché condividiamo con loro una sorta di “vacanza” dalla vita reale: dagli impegni, dal lavoro, dalla famiglia, da tutti i luoghi in cui ci si aspetta qualcosa da noi, in cui abbiamo doveri ed obblighi.

Al bar la parola d’ordine è “decompressione”; il tempo al bar, che sia di pochi minuti per il caffè, o la notte per un bicchiere solitario o in compagnia, è un tempo libero e sospeso e questo ci fa sentire accomunati agli altri, seppur sconosciuti, perché abitano un momento simile al nostro, un po’ in fuga.

Ecco perché spesso al bar, con persone estranee, è più facile raccontare delle propria vita;  trovare un orecchio amico se stiamo vivendo qualche situazione difficile e abbiamo bisogno di parlarne, o gioire insieme se abbiamo qualcosa da festeggiare.

Sono diverse le motivazione di questo sentire: l’estraneo al bar non ha nessuna responsabilità, non giudica, non consiglia, non ha alcuna aspettativa, non gli è richiesta partecipazione. Ci ascolta. E l’ascolto è una competenza preziosa e rara nelle nostre giornate frenetiche.

Con un estraneo ci sentiamo liberi e nuovi: la persona che non ci conosce ci vede per quello che siamo, senza schemi o preconcetti. Non è condizionato dal nostro vissuto come invece lo sono le persone con cui abbiamo già relazioni.

E soprattutto noi non siamo condizionati dall’idea di noi stessi che vogliamo sostenere e che continuiamo a non voler “tradire” o deludere.

Intavolare conversazioni con gli sconosciuti, secondo alcuni ricercatori, produce una vera e propria sensazione di benessere.

 I bar sono patrimonio dell’umanità perchè offrono a noi viandanti un luogo in cui scaldarci, mangiare, parlare con qualcuno se ne abbiamo voglia o stare in silenzio se lo preferiamo.

Il bar è un luogo dell’anima perché è un luogo libero dove prendere fiato, essere sé stessi e riconciliarci con la vita che fuori ci attende.

E ci capita, come racconta James Stewart, di entrare od uscire da un bar con pensieri nuovi e immensi perché … nessuno porta mai niente di piccolo in un bar.

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