Il nostro denaro è “felice”?
“Molto spesso il Denaro è fonte di paure, stress e rabbia, qualche volte è causa della fine delle relazioni e rovina vite. Mi piace pensare che il Denaro non è solo numeri o pezzi di carta, è molto di più. Il Denaro può sorridere; la sua energia cambia quando è dato o ricevuto con un certo sentimento, e la sua energia impatta non solo con noi ma anche con gli altri.”
Ken Honda – Happy Money – John Murray Learning 2019
Ken Honda, un signore giapponese, ha scritto un testo intitolato “Happy Money “ (Denaro Felice) in cui esplora i sentimenti e le emozioni con cui diamo e riceviamo denaro, facendo notare che il nostro atteggiamento verso il denaro conta e la nostra energia può cambiare le cose.
Tutti gli scambi di denaro che avvengono nella nostra vita sono associati a contenuti più importanti relativi alla soddisfazione dei bisogni, al riconoscimento da dare o ricevere, al corrispettivo di un’utilità che ha valore diverso per ognuno di noi.
Molto spesso ai miei clienti, nel momento in cui ci si avvicina alla transazioni di una controversia, faccio notare che la somma che stanno pagando non è da vedere come una somma data controvoglia ad una controparte che non la merita, ma una sorta di “prezzo della libertà e della pace”. Ha a che fare con il chiudere una lite e trovare serenità su quel fronte. Ogni persona valuta singolarmente se il prezzo è accettabile o è troppo alto, e comunque quale prezzo è disposta a pagare.
Tutte le transazioni di denaro sottendono desideri, aspettative, bisogni da realizzare.
A volte anche il denaro ricevuto, perché ci spetta per il nostro lavoro, può avere energia negativa se ci viene dato senza riconoscimento e gratitudine. Anche il denaro cioè, come il cibo, può essere nutriente o indigesto.
Honda riporta nel suo testo molti studi relativi al rapporto tra denaro e felicità, secondo i quali il livello di felicità delle persone aumenta proporzionalmente alla disponibilità di denaro sino a circa 75.000,00 Dollari l’anno. Oltre a questa soglia, all’aumento di denaro corrisponde il decremento di soddisfazione perché insorgono preoccupazioni per il futuro sulla propria capacità di accrescere gli standard o comunque di riuscire a mantenerli nel lungo periodo.
Il fatto di utilizzare il denaro come unità di misura delle nostre azioni e del nostro valore, ci distoglie completamente dalla reale percezione di quello che stiamo facendo. Ricevere o spendere denaro sono entrambi atti che ci portano ricchezza. Soddisfiamo i nostri bisogni, ci mettiamo in relazione con gli altri, il denaro è solo un flusso che ci accompagna ma non misura nemmeno minimamente il valore reale di ciò che facciamo.
Prendo spunto da un bel passaggio del libro in cui Ken Honda riferisce dell’usanza in Giappone di ringraziare ogni giorno tutti gli antenati che ci hanno preceduto e tutte le vicende delle loro vite (a prescindere dal denaro che hanno o non hanno avuto) che hanno permesso a noi di arrivare al mondo. Arigato.
Perciò evitiamo di focalizzarci su entrate e uscite, in fondo è sempre e solo denaro, e come ci hanno ben detto i quattro di Liverpool, “I don’t care too much for money, money can’t buy me love.”