A volte la fine è solo l’inizio

“ Al centro di questo mio nuovo film ho voluto mettere proprio il divorzio che cambia e stravolge le vite di chi lo affronta come delle persone che ci sono attorno a loro, ma a volte la fine è solo l’inizio della storia” 

Noah Baumbauch in occasione dell’uscita del film “Storia di un matrimonio”

Sia che la persona abbia scelto la separazione o la stia subendo per volere del coniuge, il momento è sempre molto impegnativo dal punto di vista energetico. Tutte le risorse sono assorbite per affrontare la frattura che si presenta.

La cellula della famiglia, nella nostra società, conferisce uno status che porta riconoscimento dei ruoli, protezione, serenità affettiva e, non meno importante, economica. Con l’obiettivo di avere questa serenità capita che ci accomodiamo dentro ruoli prestabiliti di moglie, marito, madre, padre, ritenendo che questo ci basti per realizzarci e smettiamo di chiederci che cosa è davvero importante per noi e per la nostra più personale realizzazione. Lo sappiamo, perché la cronaca ci propone ogni giorno nuovi tragici accadimenti, che si può stare molto male dentro una famiglia in cui le persone non si permettono e non permettono ai figli di ascoltare i propri desideri e realizzarli.

E quando uno dei due coniugi sceglie di uscire dal porto sicuro del matrimonio, l’altro si trova costretto, suo malgrado ad affrontare uno spazio di libertà inaspettata e travolgente, quasi sempre ingestibile sul momento.
Ciò che spesso accade, purtroppo, è che chi decide di chiudere una relazione non riesca ad affrontare il proprio compagno o la propria compagna direttamente e inneschi una serie di comportamenti difficili da decifrare, che provocano molta sofferenza e di conseguenza scatenano molta rabbia.
In questi contesti è molto importante fermarsi ed ascoltarsi. In un contesto di forte emozione si perde la lucidità e si agisce di impulso senza avere ben chiara la direzione.

La crisi familiare è invece un’occasione importante per rivedere il percorso fatto e per ascoltare i propri desideri, per ristabilire prima di tutto con se stessi le proprie priorità. Il senso di tradimento e di abbandono che una separazione comporta è una delle sofferenze più forti che una persona possa sperimentare, a volte anche più potente di un lutto proprio perché, non essendo un evento ineluttabile, è difficile da accettare e chi lo subisce tenta a lungo di scongiurare la fine del proprio matrimonio, pensando di accettare qualsiasi condizione pur di rimanere nella coppia.

Una scena di “Storia di un matrimonio” - Regia di Noah Baumbach

Una scena di “Storia di un matrimonio” - Regia di Noah Baumbach

In questo contesto di forte sofferenza, inoltre, si cerca di proteggere i figli non raccontando loro quello che sta accadendo. Essi invece, a qualunque età, percepiscono il clima di tensione e di tristezza che i genitori stanno vivendo, e tenerlo loro nascosto li fa sentire esclusi e non amati. È perciò importante dialogare con i propri figli, trovare le parole, secondo la loro età, per raccontare quello che si sta provando. Inoltre, è ancor più importante chiedere loro come si sentono e permettere loro di esprimere la paura o qualsiasi altra emozione stiano sperimentando.

La separazione non è solo un fatto giuridico ed economico e l’avvocato lo sa bene. La crisi familiare coinvolge i coniugi ma anche tutte le persone che stanno loro intorno: i genitori, gli amici, i colleghi di lavoro. Si scompigliano le relazioni anche fuori dalla famiglia, è un momento di trasformazione e rivoluzione. La buona notizia è che è possibile affrontare e vivere la separazione come un momento di trasformazione che porta con sé qualcosa di nuovo e di positivo.
E tutto ciò con le proprie risorse, focalizzando l’energia non sulla sofferenza e la rabbia, che pur arrivano e vanno “attraversate” ma sugli spazi di libertà che si delineano all’orizzonte.
Le emozioni negative che arrivano non vanno respinte né coltivate ma osservate e accettate perché in alcuni momenti della vita esse sono compagne di viaggio ingombranti e perciò sgradite, ma più lungimiranti di noi perché ci fanno cambiare direzione.

Tutto questo percorso può essere sostenuto dall’avvocato a cui ci si rivolge per la separazione, ma non può essere a lui/lei delegato. La crescita e la trasformazione positiva arrivano solo se la persona accetta di farsi accompagnare ma si affida alle proprie risorse, che ci sono e sono sempre sorprendenti.

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Capirsi è difficile sempre, più che mai quando stiamo affrontando un conflitto.